Laura Bandelloni

Comprendere cosa mantiene il problema è il punto da cui iniziare.

Un disturbo alimentare non è soltanto un comportamento legato al cibo.
Per comprenderlo è necessario conoscere la storia della persona, il rapporto costruito nel tempo con alimentazione e corpo, i pensieri che accompagnano il disturbo e i meccanismi che continuano a mantenerlo.

Il mio lavoro parte da qui: comprendere prima di intervenire.

Un percorso che parte dalla tua storia e prende forma passo dopo passo.

Prima di intervenire è importante comprendere. Per questo il lavoro si sviluppa attraverso alcuni passaggi: conoscere la tua storia, individuare i fattori che hanno favorito e mantengono il problema, esplorare il rapporto con cibo, corpo e controllo e, da qui, definire strategie mirate.

01. UN PERCORSO CHE PARTE DALLA PERSONA

Prima del disturbo c’è una storia.

Nel primo colloquio percorriamo insieme alcuni aspetti importanti della tua esperienza: la storia familiare, le relazioni affettive, la vita lavorativa, la storia del peso, il rapporto con il cibo.

Non si tratta soltanto di capire cosa succede oggi, ma anche di ricostruire il percorso che ha portato fino a questo momento.

Questo permette di non guardare il comportamento alimentare come qualcosa di isolato, ma all’interno della storia della persona.

02. CAPIRE COSA HA PORTATO AL PROBLEMA E COSA LO MANTIENE

Non basta sapere quando è iniziato, è importante capire perché continua.

Durante il percorso cerchiamo di individuare due aspetti differenti:

I fattori che hanno contribuito allo sviluppo del disturbo.
Esperienze e condizioni che possono aver favorito la comparsa della psico-patologia.

I fattori che continuano a mantenerlo oggi.
Pensieri, comportamenti e dinamiche che possono contribuire a far sì che il problema continui nel tempo.

Questa distinzione è importante perché ciò che ha fatto nascere una difficoltà non è necessariamente ciò che oggi continua ad alimentarla.

03. CORPO, CIBO E CONTROLLO

Esplorare ciò che accade oltre il comportamento alimentare.

Una parte del lavoro riguarda i pensieri e le preoccupazioni legati a:
CIBO • PESO • CORPO • CONTROLLO

L’obiettivo è comprendere il significato che questi elementi hanno assunto nella vita della persona e come entrano nei meccanismi del disturbo.

Non guardiamo soltanto ciò che una persona mangia.
Cerchiamo di comprendere ciò che accade intorno al cibo.

04. DALLA COMPRENSIONE AL LAVORO CONCRETO

Capire il problema serve a poter intervenire in modo mirato.

Dopo aver raccolto la storia e individuato i principali meccanismi presenti, è possibile costruire una lettura più chiara della situazione.

Da qui il lavoro prosegue attraverso tecniche e strategie mirate, di tipo cognitivo-comportamentale, scelte in relazione al problema affrontato.

Il percorso non viene quindi costruito partendo da una formula uguale per tutti, ma da ciò che emerge dalla storia e dalla situazione della singola persona.

05. LA RELAZIONE

Senza giudizio, con ascolto e accoglienza.

Tre realtà riassumono la mia modalità per avvicinarmi alle persone che soffrono di  disturbi alimentari senza sentirsi colpevolizzati:

Non giudicante.
Poter parlare delle proprie difficoltà senza sentirsi colpevolizzati.

Accogliente.
Trovare uno spazio nel quale raccontare ciò che si sta vivendo.

Empatica.
Cercare di comprendere l’esperienza della persona condividendo pensieri, emozioni e stati d'animo.

Il primo passo può essere iniziare a comprendere ciò che sta succedendo.

Non è necessario avere già tutte le risposte o sapere esattamente come definire ciò che stai vivendo. Il primo colloquio serve anche a questo:  conoscere la tua storia e iniziare a mettere a fuoco il problema.

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